Corso di Pedagogia dell'arte

Docente Fiorenzo Mascagna già titolare della cattedra di Teoria della percezione e Psicologia della forma presso l'Accademia di Belle Arti

OBIETTIVI

 

Fornire alla scuole primaria nuovi e originali strumenti interpretativi del disegno per accrescere le potenzialità didattiche del corpo docente.

 

Costruire un’area laboratorio dedicata all’apprendimento dei sistemi rappresentativi servendosi delle teorie scientifiche  applicabili all’ambito didattico.

 

Promuovere le metodologie interpretative del disegno e della grafia attraverso l’integrazione interdisciplinare. 

 

Elevare a punto di incontro il dialogo tra competenze artistiche, scientifiche e didattiche per ampliare la proposta formativa e la collaborazione con docenti esterni.

IL CORSO DI 8 ORE  E' ATTIVO CON UN NUMERO MINIMO DI 6 ISCRITTI. 

La quota di partecipazione è di € 50. Le lezioni si svolgono presso lo spazio Itinerat

Via Sant'Egidio 11 Viterbo - www.mascagna.it - tel 320 63 88 040

INTRODUZIONE ALLA PEDAGOGIA DELL'ARTE

 

Dagli studi impressionistici sulla luce, al contributo di Paul Klee attraverso la teoria della figurazione e agli scritti sull’arte di Kandinski è stato un mettere in evidenza il dietro le quinte dell’esperienza artistica con risultati lusinghieri che hanno portato a comprendere di cosa l’arte è fatta. 
 

Non è da un certo punto in poi che si può parlare di forma e di colore, bisogna ricondurre il ragionamento all’essenza primaria che consiste nel padroneggiare i processi culturali che conducono a definizioni certe. Dall’arte ha avuto origine la matematica e tutta la metodologia scientifica, farne una depandance dell’intelletto può significare non aver compreso che per ogni cosa c’è un inizio che corrisponde alle fondamenta di un qualsiasi palazzo. 
L'uomo quando è venuto al mondo si è servito di strutture linguistiche che si sono evolute nel corso del tempo, ma per prima cosa si è rivolto al disegno. Basti pensare che le prime manifestazioni linguistiche sono state di ordine pittorico e non verbale.

Fare a meno di indagare gli aspetti evolutivi che hanno consentito il raggiungimento di nuove frontiere linguistiche può significare rimanere stranieri del proprio tempo. 

ARGOMENTI DEL CORSO

 

Dal punto alla forma, genesi del segno.

 

Primarietà e secondarietà cromatica.  

Colore come linguaggio.

 

Teoria della luce e percezione visiva.  

Dalla realtà alla visione.

 

Scienza interpretativa del disegno.  

 

Alfabeto linguistico dell’arte

L’errore che si fa spesso e che non bisognerebbe non fare è quello di ritenere il ruolo dell’arte accessorio. 
Quando l'uomo primitivo, immerso nella notte dei tempi, ha tracciato per la prima volta una forma circolare sulla terra facendola corrispondere al cerchio della luna, non si è trovato immerso soltanto nel mondo della natura che non conosceva e che anzi temeva, si è ritrovato immerso in un mondo fatto di linguaggio. 
Parlare di pedagogia dell’arte è riconoscere nell’uomo un percorso di crescita fatto di strutture linguistiche coerenti che nel corso degli anni  hanno evidenziato nuovi rapporti tra l’io e il conosciuto. Questo passaggio ha implicato e implica l’assunzione di elementi linguistici significanti come il segno, il colore, attraverso i quali giungere a un significato.  
Vuol dire che il bambino fin dai suoi primi anni di vita si dà degli strumenti coloristici e grafici che, modificando la realtà del foglio, interagiscono con una volontà che chiamiamo disegno. Volontà in questo caso non è corrispondenza con la cosa osservata ma conoscenza delle possibilità esplorative del segno. Il punto di origine dell’esperienza è la linearità, sia che si tratti di scarabocchio o di linee che si accavallano nel loro libero movimento. 

La considerazione che si ha nei confronti del disegno è spesso superficiale perché tiene conto unicamente della corrispondenza tra segno e realtà osservata ma non va a indagare la realtà del segno e del colore. 

Il risultato che giunge sotto forma di giudizio è quello che fa dire: simpatico, carino. 
La manifestazione artistica, anche quando si tratta del disegno di un bambino, non è mai simpatica o carina, è appunto una realtà trasformata in segno e colore. 

Circolarità, linee e colore sono quindi elementi alfabetici con i quali il bambino si misura. Il passaggio è quello che va dalla prima dimensione alla seconda per poi giungere alla terza. Infatti il disegno tracciato viene successivamente colorato. Questo succede dopo che il lineare attivo, ricongiungendosi al punto di inizio, dà origine alla linearità media che corrisponde al perimetro. Con il colore quello che finisce sopra il foglio è un mondo tutto da decifrare. 
Per prima cosa vanno considerati i pesi, che poi corrispondono alla differenza tra colori chiari e colori scuri. Successivamente il contrasto di caldo e freddo, dei colori primari e quello dei complementari. I colori che il bambino utilizza per primi corrispondono alle regioni retiniche che vanno a coprire la fascia dei primari e dei secondari per i quali il cervello non ha alcuna difficoltà di identificazione. Si tratta di rosso blu e verde – giallo arancio e viola. Il marrone e il rosa, che spesso compaiono nel disegno, partecipano alla definizione di primarietà coloristica, pur non essendo primari perché il loro carattere è fortemente simbolico. Marrone è il sereno contatto con la natura,  rosa colore simbolo della femminilità.

I colori schiariti o scuriti fanno parte dell’ampia scelta delle matite colorate di cui il bambino dispone, quindi possono servire per definire meglio il carattere del disegno, magari celeste e non blu per il cielo. In ogni caso va considerata l’appartenenza alla centralità coloristica della regione del rosso arancio, del verde giallo e del blu violetto. 
I pesi visivi hanno una logica appartenenza spaziale condizionata dalla legge di gravità. I colori scuri, in quanto peso, sono collocati in basso, mentre i colori chiari suggeriscono la lievitazione verso l’alto. 
Quando nel disegno si ha il rovesciamento dei pesi l’effetto che si ottiene è quello di oppressione, espressionisticamente la realtà viene interpretata e la collocazione del tono scurito assume un valore simbolico che sposta verso il soggettivismo la composizione, evidenziando una urgenza di un qualche tipo. 
Senza che qualcuno glielo abbia insegnato, il bambino utilizza le coppie complementari spontaneamente. Questo vuol dire che a partire dai primi anni di vita è presente la coscienza della mediazione, visto che rosso e verde, azzurro arancio sono complementari e la loro somma genera il grigio. La questione è cerebrale, perché nell’uomo è innata la capacità di produrre la complementarietà del colore osservato. 

I condizionamenti che il bambino riceve dal mondo esterno sono tanti e di varia natura. Le corrispondenze cromatiche percepite tra disegno e realtà sono da un lato suggerite dalla visione e dall’altro rafforzate dall’ambito comunitario in cui il bambino si viene a trovare. 
La presenza quindi dell’insegnante e dei genitori nella vita del bambino gioca un ruolo di primaria importanza perché rafforza i significati scaturiti dai significanti utilizzati per definire la realtà contestuale. L’albero ha frutti, ma soltanto quando il processo di fioritura giunge a maturazione. Il cielo è azzurro ma solo se non è coperto da nuvole. 
Ciò che rende diverso l’uomo da ogni altro animale è proprio questa capacità di giungere a più significati da un significante, laddove l’animale fa corrispondere a un significante un solo significato. 

Il significante è qualunque cosa, un segno, una sciarpa, una scatola, un bicchiere. Il significato è il rivestimento culturale di ciò che l'oggetto rappresenta. Ma l'oggetto non ha un solo significato. La mela può essere verde o rossa, piccola o grande, matura o acerba. Al primo livello la mela ha una valenza simbolica e in quanto è percepita come sintesi. Quindi purché mantenga la rotondità e un colore che oscilla tra il rosso e il verde è una mela. Sarà il percorso di crescita ad aggiungere all’elemento mela i diversi significati. 

Il disegno è un rivelatore di intenzioni. E’ un condensato di realtà da indagare che ha bisogno di strumenti per essere interpretato. Ciò che è strutturalmente semplice per l’adulto può risultare complesso per il bambino e le ragioni vanno comprese. La prima forma che percepiamo senza difficoltà è quella circolare, lo è perché vediamo il mondo che ci è intorno attraverso il foro della pupilla. La seconda è il quadrato perché iscritto nel cerchio e poi il rettangolo percepito come due quadrati affiancati. Il triangolo, sebbene composto da soli tre elementi è una forma complessa. La legge di semplicità non agisce sul numero degli elementi ma sull’armonico rapporto tra le parti. Una cosa però è percepire le forme geometriche e un’altra riprodurle. 
Nessuno è in grado di tracciare un cerchio senza l’ausilio di uno strumento tecnico, perché il cerchio, e non la circolarità, implica una idea di perfezione che l’atto motorio naturale non è in grado di riprodurre. Quando tracciamo una forma circolare e la definiamo cerchio facciamo ricorso a una legge della percezione visiva che si chiama costanza di immagine. È quella che semplifica il rapporto tra noi e la perfezione.

La circolarità comprende l’idea di qualsiasi movimento rotatorio, ovoide o circolare che, partendo da un punto si ricongiunge a se stesso. Questo ricongiungimento può essere reale o indotto. Nel secondo caso sarà il cervello a completarlo attraverso la costanza di immagine che contribuirà a offrirci la sensazione di chiusura. 

 

La lettura del disegno porta a comprendere come e in quale modo vengono utilizzati gli strumenti rappresentativi, indipendentemente dalla loro efficacia estetica. Non è importante che il bambino disegni la casa per come realmente appare. E' più importante che conservi nel disegno gli elementi caratteristici della costruzione. I salti di dimensione tra oggetti presenti nel disegno, tipo la mamma grande quanto la casa, assumono valenza simbolica ma nella sostanza non mutano il rapporto tra realtà conosciuta e idea di rappresentazione.
I rapporti di dimensione sono spesso suggeriti dal momento e se non risultano armonici è perché le figure vengono trattate singolarmente e non sono correlate tra loro. 

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