Laboratori didattici

Docente Fiorenzo Mascagna già titolare della cattedra di Teoria della percezione e Psicologia della forma presso l'Accademia di Belle Arti

CONTRIBUTO DELLA SCIENZA DELL'ARTE ALLA PEDAGOGIA

 

C’è stato un tempo in cui l’arte ha contribuito potentemente alla didattica con opere, teorie e approfondimenti che hanno accompagnato la crescita di insegnanti e artisti. Dagli studi impressionistici sulla luce, al contributo di Paul Klee con la teoria della figurazione e agli scritti sull’arte di Kandinskij è stato un continuo mettere in luce il dietro le quinte dell’esperienza artistica per provare a comprendere di cosa l’arte è fatta.
Poi in parte queste teorie sono confluite in altre discipline interpretative perdendo nella sostanza il carattere unitario che le aveva generate. Kandinskij auspicava che si potesse dar vita a una scuola di scienza dell’arte. Oggi questa scuola che non c’è, è sicuramente ciò che manca. 

Manca agli artisti che procedono istintivamente, ignari di teorie che potrebbero far cambiare di segno alle esperienze, manca alle scuole di architettura e alle accademie, manca agli insegnanti delle scuole primarie e secondarie che non avendo ricevuto una preparazione specifica di teoria della forma e del colore si ritrovano di fronte disegni di ragazzi che, pur essendo linguaggio, non conducono a soluzioni interpretative. 
La domanda è se non ci sia bisogno di appropriarsi di quei sistemi conoscitivi necessari per comprendere i meccanismi antropologici che danno origine all’esperienza umana evidenziata dall’arte. 

Quando ci si chiede quale ambito formativo può contribuire al lavoro di insegnanti e ragazzi, viene facile individuare questo percorso nella Scienza dell’Arte. Sia che si tratti d’arte contemporanea, di design, moda o di semplice espressione linguistica figurativa, è importante andare all’origine di ciò che compone il pattern visuale, visto che le prime manifestazioni linguistiche sono state di ordine pittorico e non verbale. 
Dall’arte ha avuto origine la matematica e tutta la metodologia scientifica, farne quindi una depandance dell’intelletto può significare non aver compreso che per ogni cosa c’è un inizio che corrisponde alle fondamenta di un qualsiasi palazzo. 

Fare a meno del contributo della scienza dell’arte è vagare nell’indefinito cercandoci dentro punti fermi che non si trovano perché non è nel luogo del pressapochismo che si specchiano le teorie. Di insignificante non c’è mai nulla, nemmeno lo scarabocchio originario caos da ordinare attraverso il segno. Ecco perché diventa necessario indagare il cammino che dalle prime manifestazioni estetiche conduce alla definizione di realtà grafica, materica e pittorica. 
Come scrive Itten in Arte del colore, i maestri e le teorie servono soprattutto nei momenti in cui si sente il bisogno di attingere a delle certezze. È sicuramente il modo migliore per arrivare davanti al bosco che servirà a ognuno per percorrere il proprio sentiero. 

                                                                                                    F. M.

ARGOMENTI DEL CORSO

 

Dal punto alla forma, genesi del segno.

 

Primarietà e secondarietà cromatica.  

Colore come linguaggio.

 

Teoria della luce e percezione visiva.  

Dalla realtà alla visione.

 

Scienza interpretativa del disegno.  

 

Alfabeto linguistico dell’arte

Circolarità, linee e colore sono quindi elementi alfabetici con i quali il bambino si misura. Il passaggio è quello che va dalla prima dimensione alla seconda per poi giungere alla terza. Infatti il disegno tracciato viene successivamente colorato. Questo succede dopo che il lineare attivo, ricongiungendosi al punto di inizio, dà origine alla linearità media che corrisponde al perimetro. Con il colore quello che finisce sopra il foglio è un mondo tutto da decifrare. 
Per prima cosa vanno considerati i pesi, che poi corrispondono alla differenza tra colori chiari e colori scuri. Successivamente il contrasto di caldo e freddo, dei colori primari e quello dei complementari. I colori che il bambino utilizza per primi corrispondono alle regioni retiniche che vanno a coprire la fascia dei primari e dei secondari per i quali il cervello non ha alcuna difficoltà di identificazione. Si tratta di rosso blu e verde – giallo arancio e viola. Il marrone e il rosa, che spesso compaiono nel disegno, partecipano alla definizione di primarietà coloristica, pur non essendo primari perché il loro carattere è fortemente simbolico. Marrone è il sereno contatto con la natura,  rosa colore simbolo della femminilità.

I colori schiariti o scuriti fanno parte dell’ampia scelta delle matite colorate di cui il bambino dispone, quindi possono servire per definire meglio il carattere del disegno, magari celeste e non blu per il cielo. In ogni caso va considerata l’appartenenza alla centralità coloristica della regione del rosso arancio, del verde giallo e del blu violetto. 
I pesi visivi hanno una logica appartenenza spaziale condizionata dalla legge di gravità. I colori scuri, in quanto peso, sono collocati in basso, mentre i colori chiari suggeriscono la lievitazione verso l’alto. 
Quando nel disegno si ha il rovesciamento dei pesi l’effetto che si ottiene è quello di oppressione, espressionisticamente la realtà viene interpretata e la collocazione del tono scurito assume un valore simbolico che sposta verso il soggettivismo la composizione, evidenziando una urgenza di un qualche tipo. 
Senza che qualcuno glielo abbia insegnato, il bambino utilizza le coppie complementari spontaneamente. Questo vuol dire che a partire dai primi anni di vita è presente la coscienza della mediazione, visto che rosso e verde, azzurro arancio sono complementari e la loro somma genera il grigio. La questione è cerebrale, perché nell’uomo è innata la capacità di produrre la complementarietà del colore osservato. 

I condizionamenti che il bambino riceve dal mondo esterno sono tanti e di varia natura. Le corrispondenze cromatiche percepite tra disegno e realtà sono da un lato suggerite dalla visione e dall’altro rafforzate dall’ambito comunitario in cui il bambino si viene a trovare. 
La presenza quindi dell’insegnante e dei genitori nella vita del bambino gioca un ruolo di primaria importanza perché rafforza i significati scaturiti dai significanti utilizzati per definire la realtà contestuale. L’albero ha frutti, ma soltanto quando il processo di fioritura giunge a maturazione. Il cielo è azzurro ma solo se non è coperto da nuvole. 
Ciò che rende diverso l’uomo da ogni altro animale è proprio questa capacità di giungere a più significati da un significante, laddove l’animale fa corrispondere a un significante un solo significato. 

Il significante è qualunque cosa, un segno, una sciarpa, una scatola, un bicchiere. Il significato è il rivestimento culturale di ciò che l'oggetto rappresenta. Ma l'oggetto non ha un solo significato. La mela può essere verde o rossa, piccola o grande, matura o acerba. Al primo livello la mela ha una valenza simbolica e in quanto è percepita come sintesi. Quindi purché mantenga la rotondità e un colore che oscilla tra il rosso e il verde è una mela. Sarà il percorso di crescita ad aggiungere all’elemento mela i diversi significati. 

Il disegno è un rivelatore di intenzioni. E’ un condensato di realtà da indagare che ha bisogno di strumenti per essere interpretato. Ciò che è strutturalmente semplice per l’adulto può risultare complesso per il bambino e le ragioni vanno comprese. La prima forma che percepiamo senza difficoltà è quella circolare, lo è perché vediamo il mondo che ci è intorno attraverso il foro della pupilla. La seconda è il quadrato perché iscritto nel cerchio e poi il rettangolo percepito come due quadrati affiancati. Il triangolo, sebbene composto da soli tre elementi è una forma complessa. La legge di semplicità non agisce sul numero degli elementi ma sull’armonico rapporto tra le parti. Una cosa però è percepire le forme geometriche e un’altra riprodurle. 
Nessuno è in grado di tracciare un cerchio senza l’ausilio di uno strumento tecnico, perché il cerchio, e non la circolarità, implica una idea di perfezione che l’atto motorio naturale non è in grado di riprodurre. Quando tracciamo una forma circolare e la definiamo cerchio facciamo ricorso a una legge della percezione visiva che si chiama costanza di immagine. È quella che semplifica il rapporto tra noi e la perfezione.

La circolarità comprende l’idea di qualsiasi movimento rotatorio, ovoide o circolare che, partendo da un punto si ricongiunge a se stesso. Questo ricongiungimento può essere reale o indotto. Nel secondo caso sarà il cervello a completarlo attraverso la costanza di immagine che contribuirà a offrirci la sensazione di chiusura. 

 

La lettura del disegno porta a comprendere come e in quale modo vengono utilizzati gli strumenti rappresentativi, indipendentemente dalla loro efficacia estetica. Non è importante che il bambino disegni la casa per come realmente appare. E' più importante che conservi nel disegno gli elementi caratteristici della costruzione. I salti di dimensione tra oggetti presenti nel disegno, tipo la mamma grande quanto la casa, assumono valenza simbolica ma nella sostanza non mutano il rapporto tra realtà conosciuta e idea di rappresentazione.
I rapporti di dimensione sono spesso suggeriti dal momento e se non risultano armonici è perché le figure vengono trattate singolarmente e non sono correlate tra loro. 

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