Eclettismo di Picasso

PERCORSI LINGUISTICI DELL'ARTE

Il libro del quale viene presentato parte di un capitolo è un manuale illustrato disponibile nelle tradizionali versioni di Itinerart-Cultura. Versione economica e quella di pregio. Versione economica fresata € 20,00. Copia di pregio con copertina rigida plastificata, interni cuciti e allestiti a mano € 35,00.

Capitoli del manuale:

Nota dell’autore -                     

Vitalità e bellezza                   

Equilibri visivi                       

Modernità linguistica di Michelangelo e Leonardo                             

Il grande bivio                              

Concavo convesso negativo e positivo                          

Ultimo luogo                

Nel Novecento tutto si complica perché ci si avventura in sentieri sconosciuti dove insieme alle teorie dell’essere fanno la loro comparsa quelle del nulla. Soprattutto la realtà viene interpretata come superamento del limite.

L’artista della contemporaneità che meglio rappresenta questa visione del superamento cosciente del limite è Pablo Picasso. In lui gli aspetti compositivi aderiscono sapientemente alla ricerca storica e oltrepassano il percorso cronologico del suo stesso operato. Picasso, grazie anche agli insegnamenti del padre, è stato accademico.

Attraversando con risoluta personalità le correnti dell’epoca è approdato alla concezione primitivistica dell’arte, a ciò che normalmente il percorso evolutivo non contempla. Nel ripercorrere i passi dell’antichità più remota, ha collocato la sua ricerca nella sincretistica via di mezzo, suggerendo all’arte contemporanea un nuovo e inusuale luogo della coscienza da dove guardare la realtà mettendone a nudo gli aspetti più inconsci. Come è successo per il Neolitico, Picasso ha operato una apparente involuzione verso forme primigenie allo scopo di allargare il campo della ricerca contemporanea alle necessità vitali. Questo è avvenuto attraverso la rivalutazione del primitivismo che poi ha esteso all’ambito geometrico del Cubismo. 

Il non stile del maestro catalano è stata la risposta al Modernismo e nello stesso tempo una adesione al pensiero che nega per l’arte la presenza di principi evolutivi. La ricerca picassiana non ruota attorno a una centralità che stabilisce una linea di coerenza da tradurre in atteggiamento.

I vari periodi che hanno caratterizzato l’azione del maestro non sono la schizofrenica ricerca della via giusta ma il percorrere con fiducia le possibilità artistiche dell’uomo. È presente in lui la convinzione che il compito dell’artista non è quello di rincorrere il bello ma dare vita a opere che in quanto realtà autonoma possano obbligare lo spettatore a considerarle come entità svincolate dall’esteticità della forma. Picasso di questo ruolo ne è stato consapevole protagonista a tal punto da offrire a chi guarda la possibilità di sentirsi parte di quello che accade. Quando durante l’occupazione nazista di Parigi un generale tedesco, guardando la Guernica, chiese al maestro se quell’orrore di quadro lo avesse fatto lui, Picasso rispose candidamente: “No, lo avete fatto voi”. Guernica è il dramma del bombardamento sulla cittadina spagnola da parte delle truppe tedesche. L’elaborazione che emerge dal quadro pone l’opera al vertice della sofferenza epocale generata dalla guerra.

La figurazione ha di simbolico il primitivistico mettere a nudo le ansie cosmiche dalle quali deriva l’incapacità di porre rimedio al disagio esistenziale provocato da ciò che è oltre o al di sopra di noi.

La scelta figurale, nel ripercorrere il disagio primigenio del dramma, evidenzia quanto il linguaggio scelto dall’artista sia corrispondente all’idea di narrazione interiore risolta nella bidimensionalità pittorica dove nulla ha distanza e il dolore, privo di artifici rappresentativi, si mostra spoglio di virtuosismi.

Di questa velocità, mediata dalla consapevolezza del mezzo, Picasso ne traccia i confini attraverso i lineari che diventano prigione all’interno della quale incasellare il moto. In considerazione degli strumenti utilizzati la figurazione dovrebbe risultare inattiva e invece non c’è nulla di statico.

Il dramma non ha suppellettili e gli scivolamenti cromatici sarebbero in questo caso da intralcio alla visione. La realtà prosciugata rivela la partecipazione dell’artista al dolore. I contorni delle figure inventano un teatro primordiale dove il tutto e il nulla trovano un posto fisico dove stare.

Il luogo suggerito dalla scomposizione dei corpi e dalla scelta simbolica rivela la compattezza del dolore che diventa presenza. Il vitalismo di ciò che si conosce e non di quello che si vede emerge disorientando lo spettatore che per pregio o difetto tende a ordinare ciò che nel quadro non ha una collocazione logica ma soltanto interiore. Non c’è bellezza nell’opera.

Lo sbilanciamento espressivo appena mitigato dalla riconoscibilità figurale trascina la coscienza dentro un pieno che scompagina le definizioni. Guernica è potenza, energia declinata al dolore, trasporto e racconto suggerito dal male interiore. È come se l’artista dicesse che questo dramma è il canavaccio dove ognuno è chiamato a scriverne una parte. Quando ci si trova di fronte a lavori di questo livello si resta in silenzio perché quello che si sta guardando ha soprattutto voci da far ascoltare. Chiamare per nome un dipinto o una scultura è ammettere di trovarsi al cospetto di una entità che ha vita propria. 

Di questi esempi la storia dell’arte non ne è così ricca come si potrebbe pensare. Nel più dei casi si ha a che fare con una idea di figurazione prigioniera della tecnica o di operazioni risolte soltanto in parte. Quando un grande artista fa una scultura per un bambino non privilegia il punto di vista dell’adulto.

Il dramma ha strumenti propri e raccontarlo attraverso la bellezza può significare non viverlo o non comprenderlo affatto. È la piena corrispondenza tra idea e strumenti compositivi che pone l’opera al di sopra delle altre. Di statue e dipinti ne è pieno il mondo ma questo non vuol dire che ogni tela o scultura sia una grande opera d’arte. I grandi maestri sono quelli che hanno saputo immettersi all’interno di un linguaggio scompaginandone i criteri costruttivi elevando l’opera a valore di significato. 

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